Hrvojka Novačić è nata a Nikinci, un villaggio del Srijem (Sirmia) storicamente abitato da una comunità croata e oggi in Serbia. Formatasi da autodidatta, porta nella pittura la libertà di chi ha imparato guardando, sentendo e sperimentando, senza le gabbie dell'accademia. È una libertà che si avverte nella materia: la pennellata è sciolta, spesso stesa a spatola, costruita per accumuli luminosi più che per contorni. Il disegno non imprigiona la forma, la lascia respirare.
Il suo lavoro si muove su due registri complementari. Da un lato una vena simbolista e onirica, di ascendenza secessionista — si pensa a Klimt e alla Jugendstil per l'oro, i motivi decorativi e la translucenza dei corpi — dove la donna diventa allegoria di trasformazione e di soglia. Dall'altro una figurazione impressionista dedicata alla figura femminile contemporanea, colta nella luce del mare o della strada, tra eleganza, moda e movimento. A tenere insieme i due mondi è un soggetto costante, il femminile, e un'ossessione felice per la luce: quella che attraversa la pelle, gonfia un tessuto, si posa su un cappello.
La tavolozza predilige gli accordi caldo-freddo: ocra, oro e incarnati ambrati contro azzurri polverosi e grigi perlacei. Ne nasce un clima sospeso, sensoriale, in cui l'atmosfera conta quanto il soggetto.
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